Il mestiere del traduttore

Cos’è la traduzione

Tradurre non è solo “trasferire” da una lingua all’altra, si tratta di una trasposizione più ampia. È una vera e propria trasposizione culturale, un adattamento di una cultura sorgente ad una cultura altra, quella di arrivo, con tutta una serie di implicazioni. Non cambieranno quindi solo le strutture sintattico-grammaticali e linguistiche, ma anche e soprattutto il punto di vista, la prospettiva che il mediatore (di fatto, il traduttore è chiamato a “mediare” tra due culture diverse, in modo che possa esserci tra le due un punto di contatto) deve adottare, in modo da conciliare il testo/contesto di partenza con quello di arrivo. Il traduttore deve “pensare” in un’altra lingua, tutto questo servendosi delle convenzioni di cui la scrittura della lingua di arrivo si serve. 

Quando si traduce inoltre è necessario aver bene in mente il destinatario, così da adeguare il cosiddetto tono, ovvero la “distanza da tenere”. A tal proposito, ricordiamoci che il destinatario può anche cambiare a seconda delle richieste del committente o, ancora, per motivi culturali. Se nella lingua sorgente una pubblicità è rivolta direttamente ad un adulto, nel contesto di arrivo potrebbe “suonare meglio” se rivolta a grandi e piccini

Un discorso analogo si può fare se consideriamo la destinazione del testo. Prendiamo l’esempio di un’azienda che fornisce un servizio e che quindi “si vende” ad una potenziale clientela: il messaggio che compare su una brochure avrà caratteristiche diverse rispetto allo stesso messaggio che compare, ad esempio, sul sito web dell’azienda. E’ quindi importante che il traduttore faccia delle scelte di traduzione che aderiscano a quel registro specifico.

Infine, la traduzione é anche “riscrivere”. Questo punto non solo è fondamentale, ma confuta il pensiero comune, e semplicistico, secondo cui tradurre é “dire la stessa cosa in una lingua diversa”, il che spesso viene piuttosto associato a quella che più tecnicamente è chiamata “traduzione letterale”. Infatti, la traduzione non è quasi mai una traduzione letterale, bensì “di senso”. Ecco spiegato il parallelismo tra traduzione e “lavoro di riscrittura”, il che, a volte, potrebbe sembrare piuttosto una reinterpretazione, nell’accezione negativa del termine. Al contrario, la reinterpretazione del traduttore è indispensabile e non è altro che un adeguamento, in modo che il testo di arrivo risulti naturale alla lettura: il testo prodotto deve “suonare bene” e ciò può comportare il ricorso ad una subordinata, l’aggiunta di una concessiva, l’eliminazione di termini o parti di testo al fine della semplificazione e della chiarezza, e così via.  

Cosa si traduce

Si traduce qualunque cosa scritta. Ma non solo. Spesso, ancora oggi, la traduzione è associata alla traduzione letteraria, ma quella non è che una minima parte di tutto ciò che al giorno d’oggi è oggetto di traduzione. Inoltre, vi è una richiesta costante e continua di traduzioni, in un mondo globalizzato in cui, in un certo senso, tutti parliamo la stessa lingua. E’ proprio questo bisogno di parlare di tematiche comuni e di confrontarsi e condividere fenomeni, scoperte, eventi a determinare una crescita esponenziale di lavori di traduzione e ad aver determinato l’avvento e lo sviluppo di strumenti di traduzione che, seppur d’aiuto, in alcuni casi in realtà sono più dannosi che utili e, nella maggior parte dei casi, sono un mero ausilio al lavoro imprescindibile dell’essere umano.

Ecco come la traduzione è entrata in tutti i campi ma anche in tutti i canali. Traduciamo brochure, siti web, articoli di giornale, post sui social, podcasts, video, documentari, istruzioni, canzoni, riviste, documenti legali, libri, saggi, contratti, referti medici, film, programmi, videogames, pubblicazioni su riviste specialistiche, caratteristiche tecniche di un prodotto… 

Procedure da non sottovalutare

A ben vedere, la cosiddetta “traduzione”, ovvero il testo tradotto, finito e consegnato, non è altro che il prodotto finale, il risultato di più fasi di lavoro che procedono insieme, fino a quando il lavoro non è “compiuto”. Come spesso avviene, anche nell’ambito della traduzione queste procedure intermedie sono a volte sottovalutate, nel senso che non si dà loro la giusta importanza o il giusto spazio, in termini di tempo. E’ invece importante capirne il valore e l’imprescindibilità. Eccone alcune:

– mezzo su cui si lavora: lavorare al pc e lavorare sul cartaceo non è la stessa cosa. Entrambi sono però utili e dovrebbero alternarsi. Non starò ad annoiarvi (o ad intrattenervi, per chi fosse interessato al tema) con studi condotti e comprovanti la correlazione tra scrittura-cervello-postura-emozioni ma sappiate che sì, esiste una correlazione provata scientificamente! Ciò ha evidentemente risvolti sul nostro lavoro, aiuta pertanto ad avere un occhio diverso…un po’ come quando si prende una pausa e si torna su uno stesso testo dopo un po’ di tempo. Il cervello elabora in modo diverso a seconda che si utilizzi una tastiera o una penna, favorendo in alcuni casi la spontaneità, in altri la fluidità, in altri ancora la comprensione e così via.

– leggere a voce alta: la lettura “a mente” e quella ad alta voce sono diverse. Ce lo insegnano fin dalle scuole elementari, lo riscontriamo poi anche nel modo di studiare, nell’importanza di ripetere le nozioni “ad alta voce”. Rileggere ad alta voce la propria traduzione è ugualmente importante e di grande utilità, perché facilita nel riconoscere una resa innaturale o, al contrario, una scorrevolezza e piacevolezza del testo tradotto.

– traduzione intralinguistica: è la reinterpretazione di cui sopra, ma in questo caso si parla di reinterpretazione all’interno della stessa lingua, quella sorgente, preliminare al passaggio interlinguistico. La traduzione intralinguistica coincide con un lavoro di riscrittura, che spesso il traduttore effettua mentalmente ma che, nei passaggi più ostici o nei linguaggi più ermetici (emblematico è il burocratese), è invece una vera e propria produzione testuale: il testo viene scomposto e ricomposto, nella medesima lingua, in modo da comprenderne perfettamente il significato e non tradurre quindi un messaggio frainteso. È il passaggio al plain language, con un linguaggio meno ricercato e strutture sintattiche più semplici. Non sempre infatti il traduttore è chiamato a tradurre testi scritti da giornalisti, scrittori, studiosi, intellettuali…spesso il testo di partenza presenta sviste, refusi, passaggi poco chiari che il traduttore deve rendere invece in modo chiaro e inequivocabile. 

Vediamo quindi come tali fasi siano indispensabili, e non è corretto affrontarle come se fossero minoritarie. È buona regola invece dedicare a queste il giusto tempo, anche in presenza di scadenze troppo ravvicinate. In molti casi, il loro vantaggio è piuttosto quello di accelerare il lavoro di traduzione, rendendolo più scorrevole.

Tempo di lettura: 6 minuti

Pubblicato da Vanessa Bruno

Traduttrice per scelta

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