Traduzione creativa o editoriale

Sebbene vi sia ancora confusione tra i non addetti ai lavori, traduzione e interpretazione sono due cose ben diverse, ed è quindi importante tenere bene a mente la differenza tra le due. A scanso di equivoci, quindi, senza addentrarci nelle pratiche o nella terminologia, mi limiterò a sottolineare il fatto che quando in questo articolo utilizzerò il termine “traduzione” mi riferirò a quella SCRITTA, non a quella orale (altrimenti direi, appunto, “interpretazione”). 

Nonostante le ovvie differenze, vi sono punti in comune tra la scrittura di un testo ex-novo,  in una lingua che sia la propria o che si tratti di una lingua straniera, e il tradurre

La differenza è piuttosto quando ci si esprime oralmente o per iscritto. In questo caso, la differenza consiste nel fatto che, mentre nel parlato abbiamo la possibilità di riformulare ciò che stiamo dicendo, nello scritto possiamo riscrivere, cancellare, ma alla fine rimane solo una versione, quella definitiva. Inoltre, nel parlato non esprimiamo solo con le parole; vi sono almeno altri 2 fattori funzionali all’efficacia del messaggio: il linguaggio corporale e il tono. Così, se da una parte nel parlato il messaggio è volatile, vi sono vari fattori a cui il locutore ricorre, affinché il messaggio venga recepito in modo inequivocabile. Il messaggio è quindi di durata breve, quasi istantanea, ma è di facile interpretazione, spesso grazie alla mera riformulazione, o all’interazione tra i locutori, ove possibile. Nello scritto invece, il lettore ha certamente possibilità di rilettura, in quanto il messaggio è permanente, ma non sempre la punteggiatura e altri espedienti aiutano a recepirlo in modo inequivocabile. A volte capita che lo si debba rileggere più volte, oppure persino che il lettore abbia la percezione di aver colto perfettamente il senso, mentre invece ha percepito un senso distorto o ingannevole. Ecco quindi che la punteggiatura, sebbene con i suoi limiti, risulta fondamentale, tanto quanto il suo corretto utilizzo. Ma ciò non è sufficiente. Sempre ai fini della comprensione, l’autore non può sottovalutare quindi l’importanza di altri espedienti. 

Una della libertà, ma anche delle restrizioni, quando scriviamo, è che abbiamo diversi modi per esprimere lo stesso concetto.

Ci serviamo della modulazione, optando per un termine più incisivo in un contesto, o per un termine più allusivo in un altro. La modulazione permette di esprimere, in modo più o meno implicito, un pensiero che non può essere sviluppato in quella sede, un punto di vista che si preferisce suggerire, anziché esplicitare. Cambia lo stile in base al messaggio che vogliamo realmente veicolare, in base al nostro pubblico potenziale, o al canale di pubblicazione. O semplicemente possiamo propendere per un termine o per un altro a seconda di come “ci suona meglio”, senza per questo intaccare né lo stile né il senso. Tutte queste “opzioni” che si presentano nel momento della scrittura sono evidentemente delle libertà, ma pochi penserebbero che sono anche delle restrizioni. Eppure, ognuno di questi elementi contribuisce allo sviluppo di una rete chiamata “coerenza” testuale, in un rapporto di concatenazione sottile ma estremamente delicato. Ecco che tali elementi, che definirei piuttosto “strumenti”, rappresentano tuttavia dei vincoli da cui l’autore non può prescindere. 

Come dicevo, questi concorrono, insieme alla punteggiatura, al raggiungimento della piena comprensione, aiutando a veicolare il messaggio in modo univoco. Ciò non è solo valido per una produzione testuale indipendente e svincolata, ma vale ancor più per un lavoro di traduzione, dove il traduttore deve ricorrere alle stesse scelte linguistiche, stilistiche e soprattutto di target: il destinatario non può cambiare (a meno che non vi sia esplicita richiesta da parte del committente). 

Ritengo che la traduzione creativa, concessa specie nell’ambito editoriale, sia un po’ rischiosa. Ho visto delle traduzioni che a mio avviso sono decisamente troppo creative, allontanandosi dalla mera traduzione e avvicinandosi più ad una produzione personale, il che non può avvenire in un serio lavoro di traduzione, la cui funzione è quella di “trasporre in un’altra lingua” un testo originale, e non quella di “modificare” quanto espresso dall’autore del testo. La traduzione non dev’essere “bella” o addirittura “più bella” del testo originale. La traduzione deve essere “corretta”, e comunque garantire la comprensione, meglio del testo di partenza, se necessario (dover tradurre testi scritti “male” è molto più frequente di ciò che si pensa!).

Anche il lavoro della traduzione, come quello della scrittura “libera”, permette di poter scegliere il termine che più piace (che in questo caso è il traducente), quello che ci suona più familiare, ma la scelta si restringe se pensiamo ai vincoli che necessariamente abbiamo in quanto “semplici” traduttori, che sono quelli imposti non solo dal testo di partenza ma anche dall’autore, dal suo modo di scrivere, dal suo stile personale. Ecco che allora rimane fondamentale il contatto con il nostro testo e con l’autore, a cui non possiamo attribuire espressioni che provengono dalla “nostra” conoscenza o dal “nostro “vissuto. È importante attenersi a quanto viene espresso dall’autore, senza fargli dire più di quanto egli ha detto. Diversamente, è altrettanto importante non omettere informazioni nè “colori”, e cercare di trasmettere ciò che è implicito esattamente allo stesso modo: implicitamente. Se quindi abbiamo visto che la scrittura (che qui ho definito “libera”, nel senso di “testo sorgente”) ha delle costrizioni, forse più di quanto si possa pensare, la traduzione ha costrizioni maggiori, in termini di entità e di quantità. Se quella editoriale permette qualche libertà in più, consentendo al traduttore di esprimere in qualche modo il suo stile personale, ciò non può disorientare: il traduttore deve tenere bene a mente quali sono i suoi limiti e non perdere di vista il testo di partenza, a cui deve rimanere fedele

La creatività è importante in un lavoro di traduzione editoriale, anche piacevole, ma sebbene possa essere associata ad una certa libertà d’azione, è in realtà pericolosa e difficile da gestire. Insomma, maneggiare con cura;)

Tempo di lettura: 5 minuti

Pubblicato da Vanessa Bruno

Traduttrice per scelta

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