Il périphérique, banlieue parigina

Parigi nei minimi dettagli: intellettuali, designer, personalità pubbliche (ri)pensano la città

IL PÉRIPH’, È CHIC

Per alcuni parigini è una barriera fisica e psicologica difficile da superare. Eppure, il périphérique apre nuovi orizzonti   

I parigini sanno contare da uno a venti: da uno a otto come i primi otto arrondissements della capitale, residenza occasionale in costosissima pietra da taglio, monopolizzati dalle fortune straniere, da boutiques di lusso e da eleganti vie lastricate che fanno la felicità di commercianti che vendono sogni sulle pagine patinate delle brochures; da nove a venti come gli arrondissements dei “bobo”, i famosi bourgeoisbohèmes che ne hanno invaso i quartieri eleganti, più eterogenei, a eccezione del borghese 16e arrondissement.

La mia amica Marie-Adèle conosce perfettamente la mappa socio-geografica parigina. Se per il neofita ha barriere invisibili, per lei invece non ha segreti.

Marie-Adèle ha un appartamento in affitto nel 3e arrondissement, conosciuto come “Haut Marais”, inaccessibile al portafogli medio. Adora la sua vita di quartiere e il suo espresso mattutino servito da un cameriere arrogante a cui vale, mediamente, quattro euro tondi. La mia amica è una parigina di mentalità aperta, pronta a beffarsi delle grandi signore che escono dal loro 16e arrondissement solo per pranzare sugli Champs-Élysées o raggiungere la loro residenza in Normandia. 

Eppure, ancora ricordo il suo grido di terrore, presto soffocato, quando le annunciai che avrei lasciato il mio splendido appartamento nei pressi della Sorbona

Eppure, ancora ricordo il suo grido di terrore, presto soffocato, quando le annunciai che avrei lasciato il mio splendido appartamento nei pressi della Sorbona, nel lussuosissimo 5e arrondissement, per una non meno splendida casa di un architetto contemporaneo…a Malakoff! “Malakoff? In periferia??” Si contenne, educatamente.

Era accaduto l’irreparabile.

Oltre il périphérique c’è la banlieue, i sobborghi, una terra incognita, il vasto ghetto della plebe, le frange dell’impero popolate da barbari

Avevo oltrepassato l’invalicabile frontiera del périphérique [Boulevard Périphérique, anche conosciuto come périph’, è una strada a scorrimento veloce che ruota attorno alla città di Parigi, ndt]. Riuscivo a sentire i suoi pensieri: oltre il périphérique c’è la banlieue, i sobborghi, una terra incognita, il vasto ghetto della plebe, le frange dell’impero popolate da barbari e, in generale, di persone che non si vestono da Zadig&Voltaire come noi. Tenni a freno la voglia di dire alla mia sempre adorata Marie-Adèle che se Parigi avesse demolito l’invalicabile barriera psicologica del périphérique dietro la quale fermenta il futuro di questa vecchia Francia cosmopolita che rifiuta di guardarsi allo specchio in quanto tale, Londra non ci avrebbe soffiato le Olimpiadi.

Il fermento del futuro contro il fascino superato del passato

Cara Marie-Adèle, ti ricordo che per la sua candidatura ai giochi olimpici, Londra presentava una gioventù multicolore in movimento, mentre Parigi aveva scelto una Catherine Deneuve immobile davanti all’Arco di Trionfo: il fermento del futuro contro il fascino superato del passato. Londra non ha un périphérique. Mi sono limitata a farle notare che due dei tre luoghi turistici più visitati di Parigi, la reggia di Versailles e Disneyland, erano oltre il périph’, trattenendomi dal precisare che se non facevamo saltare questa ridicola barriera psicologica del périphérique, Parigi intra-muros sarebbe diventata sfondo di cartapesta per commedie romantiche americane, che una città-museo non è altro che un cimitero nascente e che i veri parigini, quelli di domani, abitavano al di là del périphérique

Comunque, Versailles ha fatto centro. Marie-Adèle ha cambiato idea. Anzi, dopo che mi sono trasferita, ha osato oltrepassare il périphérique per venire alla festa di inaugurazione della mia nuova casa. Io la interpretai come una prova di amicizia inequivocabile, fino a quando, tra uno stuzzichino e l’altro, non si lascia sfuggire: “Ho saputo che Sophie Calle e Christian Boltanski vivevano a Malakoff”.

Il mio onore era salvo. L’ “oltre-périphérique” a un tratto diventava frequentabile.

Con suo grande sollievo, tra i miei vicini contavo due dei più grandi nomi dell’arte contemporanea. Il mio onore era salvo. E per Marie-Adèle, l’ “oltre-périphérique” a un tratto diventava frequentabile. Un piccolo sacrificio in nome dello snobismo. 

(traduzione mia)

Propongo qui sotto l’articolo originale, apparso sul numero 1 di PariWorldWide di maggio/giugno 2014.

Pubblicato da Vanessa Bruno

Traduttrice per scelta

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